Crisi di classe

  • Regia: Giovanni Pedone
  • Paese: Italia
  • Anno: 2010
  • Soggetto: Giovanni Pedone
  • Sceneggiatura: Giovanni Pedone
  • Fotografia: Marc Caruso
  • Musiche: Michele Amadori
  • Montaggio: Desideria Rayner, Alberto Stanghellini
  • Una produzione: Global Vision Group, in collaborazione con Rai Cinema
  • Ufficio stampa: Vera Usai
  • Distribuzione: Non ancora disponibile
  • Uscita in sala: Non ancora disponibile

REGIA DI GIOVANNI PEDONE

 

52 min. - colore

 

SINOSSI


Il racconto della crisi devastante che ha investito l’America nell’aprile del 2007 attraverso interviste a professori universitari, economisti, scrittori, antropologi, ma soprattutto attraverso le storie e le testimonianze dirette delle persone comuni, che di quella crisi hanno subito le conseguenze più drammatiche.
Un viaggio attraverso l’America e le periferie dell'Europa disunita, per capire le motivazioni della dissolvenza del “sogno americano”, a tre anni dal devastante cortocircuito che ha colpito l’economia mondiale. Un’analisi lucida dello smarrimento e della crisi d’identità del ceto medio, tra illusioni e speranze, inganni e promesse mancate, nell’apparenza di una crescita perenne e di una vita presa a prestito. Con l’idea di indicare la giusta via da seguire per ricostruire la fiducia e trarre insegnamento dalla “lezione americana”.

 

CAST


Mario Baldassarri
Luca Paolozzi

 

NOTE DI REGIA


Il progetto nasce da un soggetto di Franco Scaglia per tentare di dare un volto alla nuova povertà e indagare le ragioni che hanno portato alla crisi d'identità di un'intera classe sociale, il ceto medio.
Il film, malinconico e on the road, è un viaggio nella profonda America e nella periferia dell'Europa disunita, sulle tracce di quel che resta della Middle Class. A tre anni dallo scoppio della più devastante crisi dopo quella del 1929, che segnò l'inizio della grande depressione, non si può che ritornare in America laddove tutto è iniziato.
Perché, anche nelle situazioni di crisi, gli Stati Uniti rappresentano il Modello al quale le civiltà occidentali ed orientali si rivolgono e affidano le loro speranze di riscatto. Ancora oggi, nel bene e nel male, l'America detta moda e legge, spirito e cultura, ed è capace di anticipare le scene che vivremo in Europa. In attesa di nascenti “Cine”, non possiamo quindi fare a meno di orientarci alla bussola costante che guida le Muse del Vecchio Continente e ispira i trend del mondo intero, non solo in termini economici ma anche e soprattutto culturali.
Uno sguardo dentro la crisi, quindi, sulle orme di Italo Calvino e le sue “Lezioni americane” preparate per Harvard, ad iniziare dalla prima, quella sulla Leggerezza, per perdersi più nella rete metallica dei mondi alla Springsteen che nelle trame complottistiche e lineari dalla polemica facile. Un'America ferita, senza filtri, che si sveglia dal Sogno Americano - "What we deal with the american dream?" diranno due sconsolati reduci della Caterpillar - ma che mai abbandona la dignità e la perseveranza nella ricerca della fede in un futuro migliore, come testimoniano i personaggi nelle tendopoli californiane o alle mense popolari del Village di New York.
Sulla dissolvenza del miracolo economico, rimane in primo piano lo smarrimento sgranato della Middle Class tra disincanto e realtà, illusioni e speranze, ai confini della rottamazione.
Se anche un Premio Nobel - come Myron Scholes nell'intervista finale - si mostra spaesato e svela la sua fragilità interpretativa a cosa possiamo affidarci? È una questione di etica o di economia strutturale? Per contrastare l'azzardo morale denunciato dal Governatore Draghi nelle Considerazioni di Bankitalia basterà una riformetta fiscale o bisognerà ripensare integralmente il modello?
Possiamo affidarci all'ottimismo obamiano della scuola di Chicago di Richard Thaler - dove la crisi è solo un momento educativo - o incamminarci sui ritmi dell'Economia giusta di Edmondo Berselli abituandoci a rallentare e ad essere più poveri? E alla fine, se esiste, quale via d'uscita dobbiamo prendere al termine della lezione americana?


Giovanni Pedone